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21 Gennaio, 2026Pressione fiscale 2026 sulle criptovalute in Italia: cosa accade?
Nel corso del 2025 il dibattito pubblico italiano sulle criptovalute si è intensificato, culminando nella legge di bilancio che è entrata in vigore il 1° gennaio 2026. Il provvedimento ha ridefinito la pressione fiscale sulle attività in cripto‑asset, introducendo un’aliquota unica per i guadagni derivanti da Bitcoin, Ethereum e altri token. Finora, gli investitori avevano potuto beneficiare di una tassazione più contenuta e di alcune soglie di esenzione, ma la nuova normativa risponde all’esigenza di armonizzare il regime italiano con le direttive europee e di contrastare l’evasione fiscale in un settore in rapida crescita. La misura nasce anche dall’osservazione che le criptovalute non sono più un fenomeno di nicchia, ma attirano un numero crescente di risparmiatori che vanno tutelati e regolati in modo coerente con gli altri strumenti finanziari.
La novità più rilevante riguarda l’aliquota del 33 per cento applicata ai redditi da cripto‑asset. Questo tasso, previsto per i redditi realizzati a partire dal primo gennaio 2026, equipara le plusvalenze da criptovalute ai redditi finanziari più tradizionali, superando la precedente tassazione al 26 per cento. La normativa distingue tra token come Bitcoin, che sono considerati strumenti a volatilà elevata, e i cosiddetti euro stablecoin (EMT), i quali continueranno a essere tassati al 26 per cento perché ritenuti assimilabili a depositi denominati in euro. La scelta del legislatore intende bilanciare la necessità di revenue per lo Stato con quella di non penalizzare eccessivamente l’uso di strumenti digitali stabili impiegati per i pagamenti quotidiani. Tuttavia, per gli investitori in cripto‑asset più dinamici, l’incremento dell’aliquota comporterà una riduzione netta dei rendimenti dopo le imposte.
Un altro aspetto centrale della riforma è l’eliminazione della franchigia di 2.000 euro che in passato consentiva di non dichiarare piccoli guadagni. Dal 2026, anche le plusvalenze più modeste dovranno essere inserite nella dichiarazione dei redditi e saranno soggette all’aliquota del 33 per cento. Questa scelta mira a ridurre le zone grigie che hanno caratterizzato il settore in passato e ad ampliare la base imponibile, coinvolgendo anche quei piccoli risparmiatori che operano saltuariamente. Per molti appassionati di criptovalute, abituati a considerare le proprie attività come sperimentazioni tecnologiche, l’obbligo di riportare ogni operazione potrà apparire gravoso; tuttavia esso si inserisce in una tendenza europea verso una maggiore tracciabilità delle transazioni, resa possibile anche dall’infrastruttura blockchain che registra ogni movimento di asset.
La normativa specifica inoltre che le plusvalenze derivanti da attività di staking, lending o altre forme di rendimento passivo saranno anch’esse soggette alla nuova aliquota. Ciò significa che gli utenti che depositano i propri token su piattaforme decentralizzate o centralizzate per ottenere interessi dovranno considerare il prelievo fiscale come parte della loro strategia di rendimento. Le autorità fiscali stanno lavorando a linee guida operative per determinare la base imponibile in presenza di attività complesse, come la ricezione di token di governance o l’accumulo di ricompense in diverse valute digitali. In assenza di un intervento normativo, questi aspetti avrebbero potuto creare incertezza e contenziosi; per questo il legislatore ha anticipato la questione integrando le indicazioni dell’OCSE e dei principali organismi sovranazionali.
Per gli operatori professionali e gli sviluppatori di servizi legati alle criptovalute, l’aumento della pressione fiscale rappresenta allo stesso tempo una sfida e un’opportunità. Da un lato, diventa indispensabile implementare strumenti di rendicontazione che consentano agli utenti di monitorare correttamente le proprie operazioni e di calcolare il carico fiscale dovuto. Dall’altro, la chiarezza del quadro normativo potrebbe attirare investitori istituzionali che finora avevano evitato il mercato italiano per timore di regole incerte. Per i consulenti finanziari e i comunicatori del settore, sarà fondamentale tradurre le nuove disposizioni in linguaggio comprensibile, guidando i clienti nelle scelte di investimento e nell’adempimento degli obblighi tributari. In conclusione, la riforma del 2026 segna un punto di svolta nella regolamentazione delle criptovalute in Italia: uniforma la tassazione agli standard europei, abolisce le esenzioni minori e pone le basi per un mercato più trasparente e maturo, nel quale il rispetto delle regole andrà di pari passo con l’innovazione.




